Roma, 3 novembre – “In ambito fiscale, le banche sono dirette destinatarie di un articolato insieme di misure. Complessivamente, il maggior gettito che ne deriva, per il quadriennio 2026-2029, ammonta a circa 9,6 miliardi di euro”. Inoltre, la riduzione dei tassi di interesse si sta “riflettendo sul margine di interesse delle banche: nei primi sei mesi del 2025, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i principali gruppi bancari italiani hanno registrato una riduzione di circa il 6 per cento del margine di interesse; questa tendenza è attesa proseguire nel prossimo biennio”. È quanto dichiarato dal Direttore Generale dell’ABI, Marco Elio Rottigni, durante l’audizione presso le Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato sulla manovra di bilancio 2026.
Rottigni ha esordito con riferimenti alla congiuntura: “Il contesto economico è incerto ed è elevata l’instabilità geopolitica, anche per l’introduzione dei dazi, con un impatto negativo sul commercio internazionale e sulla dinamica del PIL”. Commentando alcune delle misure fiscali previste dalla manovra, con le ulteriori maggiorazioni regionali applicate nella generalità dei casi alle banche, “l’aliquota complessiva IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) si attesta intorno al 7,40%”, ha specificato il DG. Inoltre, secondo l’ABI, le limitazioni alle deducibilità fiscali contenute nella manovra comporterebbero per le banche significativi mancati ricavi. “Si tratta di un ulteriore differimento del recupero delle anticipazioni di imposta che si aggiunge a quanto previsto con la legge di bilancio 2025. È opportuno evidenziare che anche questo tipo di prelievo determina un costo per le banche misurabile come minor margine di interesse per il mancato impiego della liquidità, ad esempio, qualora tale liquidità fosse stata investita sottoscrivendo titoli del debito pubblico avrebbe generato ricavi finanziari per circa 800 milioni di euro (fine orizzonte 2030)”, ha concluso Rottigni.

