Milano, 6 maggio – Note in chiaroscuro quelle che provengono dal “Rapporto di primavera 2026” dell’ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile che celebra quest’anno il decennale dalla sua nascita, dal titolo “Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile. Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050”, presentato presso la sede di Borsa italiana, inaugurando il Festival che si terrà fino al 22 maggio.
L’Italia mancherà molti degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) che si era impegnata a raggiungere entro il 2030 e questo per la carenza di politiche pubbliche orientate alla sostenibilità, si legge nel rapporto. Ma gli scenari al 2050 mostrano come politiche coraggiose e coordinate di decarbonizzazione e innovazione, unite a un deciso investimento nell’occupazione giovanile e femminile e in educazione e formazione, potrebbero invertire la rotta. “Le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile”, ha commentato Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS citando una serie di dati a supporto. Tra il 2017 e il 2024 – sottolinea il rapporto – i ricavi sono aumentati del 65% per le imprese High-ESG (ovvero quelle che utilizzano i criteri sostenibili “environmental, social, governance”), contro il 55% delle Low-ESG, e le prime mostrano migliori risultati e aspettative rispetto alle imprese Low-ESG: il 42% di esse, infatti, prevede un aumento del fatturato nel 2026, una quota che risulta doppia rispetto al 21% registrato tra le imprese con basso livello ESG. Per l’ASviS, cui aderiscono 300 organizzazioni tra cui FeBAF, serve prima di tutto un disegno unitario delle policy e gli impegni previsti per il biennio 2026-2027 rappresentano un banco di prova per le forze politiche e le prossime elezioni.

