Sviluppare un monitoraggio permanente sull’attività di early stage istituzionale svolta nel nostro Paese sulle operazioni di venture capital. Questo l’obiettivo dello studio realizzato dall’Osservatorio Venture Capital Monitor – VeM attivo presso l’Università LIUC e AIFI, l’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt, e realizzato grazie al contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center e KPMG e al supporto istituzionale di CDP Venture Capital SGR e IBAN.
Il rapporto fotografa un 2025 in netto miglioramento. Per quanto riguarda l’ammontare investito sia da operatori domestici che esteri in startup italiane, esclusi i business angels (investitori individuali c.d. informali) il valore si attesta a oltre 1,6 miliardi distribuiti su 313 round, in aumento sia per ammontare (1,2 miliardi nel 2024), sia per numero di operazioni (erano 270). L’ammontare investito in realtà estere fondate da imprenditori italiani si attesta a quasi 600 milioni con 32 operazioni (oltre 700 milioni in 30 round nel 2024). Sommando queste due componenti, il totale si attesta oltre i 2,2 miliardi (erano 1,9 miliardi nel 2024). Considerando anche il contributo dei business angels, la filiera del venture capital in Italia ha investito oltre 1,7 miliardi su 385 round e aggiungendo gli investimenti in startup estere con founder italiani, il totale si attesta a 2,3 miliardi su 419 round. “L’innovazione passa anche dalle Università”, ha dichiarato Anna Gervasoni, Rettore dell’Università LIUC e Direttrice Generale di AIFI, presentando lo studio nei giorni scorsi.


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