Milano, 19 giugno – Di fronte alle preoccupazioni per il futuro economico, l’educazione finanziaria rappresenta uno strumento per rafforzare la coesione sociale e promuovere un benessere più equo e diffuso. È quanto emerge dalla ricerca “L’età d’argento tra benessere e precarietà”, realizzata da IPSOS e presentata il 19 giugno durante l’assemblea pubblica annuale della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (FEduF), creata da ABI nel 2014 e che vede FeBAF tra i partecipanti sostenitori.
In un’epoca segnata da incertezza economica, trasformazioni tecnologiche e crescenti disuguaglianze, l’educazione finanziaria non può più essere considerata un tema tecnico riservato agli addetti ai lavori. È, piuttosto, una competenza di cittadinanza, uno strumento per rafforzare la coesione sociale e promuovere un benessere più equo e diffuso. Secondo i dati della ricerca, tre italiani su quattro vivono in uno stato di apprensione, un sentimento acuito dall’aumento del costo della vita, che incide direttamente sulla capacità di consumo e di risparmio. Particolarmente vulnerabili risultano gli over 65, spesso alle prese con fragilità economiche aggravate da una scarsa alfabetizzazione finanziaria e da un accesso limitato agli strumenti digitali. “Investire nell’educazione finanziaria significa investire nel benessere economico e sociale del Paese. È una priorità trasversale, ma diventa ancora più urgente per le generazioni più esposte alle fragilità economiche”, ha dichiarato Stefano Lucchini, Presidente di FEduF, che ha auspicato “una grande collaborazione e un coordinamento efficace con tutte le altre numerose – e talvolta un po’ dispersive – iniziative dedicate all’educazione finanziaria da differenti soggetti”. All’incontro è intervenuto, tra gli altri, Antonio Patuelli, Presidente ABI, il quale ha sottolineato come le banche siano tra le principali promotrici di educazione finanziaria e al risparmio.

